trans-farfalla
breve storia dall'amazzonia
[in fondo trovate qualche foto! grazie per sostenere questa pubblicazione!]
La prima volta che ho conosciuto una persona in transizione vivevo in amazzonia, era il 2012, era una ragazza bionda di un biondo fatto con la candeggina a casa, i capelli a caschetto, un po’ secchi, i vestiti sempre mesh, azzurri, lilla o rosa. Si chiamava Austin, ma era, appunto, in transizione e si sarebbe poi chiamata in un altro modo. Ero troppo piccola per conoscere già le cose che conosco ora, non avevo sviluppato alcun tipo di conoscenza o sensibilità rispetto all’argomento: sull’essere in transizione era per me muoversi su un terreno di cui avevo sentito parlare da comici, o in tv in modo grottesco, o in qualche bar, in modo maleducato. Austin era del Maine, ed era così fragile che si vedevano le ossa sbucare da sotto la pelle. Stava facendo la volontaria nel nostro gruppo più esperto, noi eravamo lì per un progetto di riforestazione e lei era arrivata da questo piccolo stato del nord dell’america fin verso la foresta come una di quelle bottigliette di plastica che ci arrivavano portate dal fiume e che usavamo per tante cose, tra cui fare bonghetti per fumare. Eravamo io Luz David Marina e il suo fidanzato, poi Erminia che coordinava il nostro lavoro.
Un giorno avevamo trovato un serpente in cucina e Gloria, la cuoca che veniva dal villaggio vicino per portarci la yucca e cucinarci il cibo, aveva chiamato Erminia: il serpente era parecchio grande e stava arrotolato alla trave di legno che teneva su l’intera struttura del cucinotto. Non esisteva il tetto. Nessuna parte della struttura aveva il tetto se non la zona delle camere, coperta da qualche asse di bambu ma non del tutto chiusa: c’erano le scimmie che spesso venivano a svegliarci: passavano da sotto la zanzariera e poi si accucciavano nel letto abbracciate come bambini. Un giorno un cane di un volontario in visita azzannò la scimmia amica di Erminia al collo e le sue urla restano ancora dentro di me. Se penso a una persona che urla, quella è Erminia dentro di me. Fatto sta che c’era questo serpente ma le regole erano chiare: non si uccidono serpenti non velenosi e si uccidono i velenosi solo se siamo in pericolo.
Un signore nativo della zona, che sembrava tutt’uno tra il suo viso e il tronco di un vecchio albero, ci aveva insegnato a distinguere i serpenti: quelli velenosi hanno la coda che improvvisamente si assottiglia, hanno la lingua che si biforca, e hanno la testa a triangolo. Se un serpente non presenta queste caratteristiche lo spostiamo ma non lo uccidiamo. Così Erminia prende un bastone e trova il modo di convincerlo ad arrotolarsi e lasciare libera la trave sotto cui Gloria mescolava il riso e buttava le pasticche di cloro nell’acqua così che potessimo berla. Quando il serpente è a terra prendo la fotocamera per tenere quel momento di ricordo e mentre sto cliccando lui inizia a vomitare: aveva ingoiato un serpente e quello che era dentro di lui era velenoso. Avevamo buttato fuori di casa uno che ci ha badato la casa, il nostro guardiano, un serpente angelo che si era ingoiato il nemico.
Io e Austin ci eravamo sedute su un tronco tagliato a metà e si erano avvicinate delle farfalle azzurre. Lei mi aveva detto che ogni volta che ci si avvicina una farfalla è qualcuno che è morto e che ci vuole dare un messaggio. All’epoca non c’erano ancora gli aforismi su instagram, e quindi questo tipo di frasi ti rimaneva impresso come un momento raro. Ogni cosa che Austin diceva era fragile e surreale come il suo desiderio di transizione. Mi confessava ogni suo sogno, e che avrebbe lasciato il Maine perché era spesso bullizzata e lì non sarebbe stata accettata, o non poteva essere chi voleva. Ci vuole una gran forza per lasciare la propria casa, e partire. E non so quanto coraggio per lasciare un’identità e seguire quella che ti appartiene. Seguire un’idea.
Giacomo mi ha scritto “ti contraddistingue il coraggio e la spontaneità con cui ti dai alla vita” e ieri mentre andavo a laurearmi me lo ripetevo per tranquillizzarmi: mi contraddistingue il coraggio. La spontaneità con cui mi do alla vita. Bella questa idea di darsi alla vita. Nel mio video di presentazione alla discussione ho citato Roger Caillois che ha scritto “L’attraversamento è una pratica di concedersi, per confondersi con il mondo circostante. L’idea di bellezza che ne deriva è più vasta di quella che l’uomo può intuire”. E ci credo. Credo che il mondo adesso abbia bisogno di queste parole, di questa retorica e di questi eroi fragili, che hanno vite leggere e blu e brevi, che ti volano accanto con un messaggio semplice e che poi chissà dove sono.
Dopo pochi giorni che Austin era tornata nel Maine abbiamo letto sul suo account facebook il post di sua mamma, diceva che Austin si era impiccata e pregava i suoi amici di partecipare alla cerimonia del funerale. Ogni volta che mi si avvicina una farfalla la penso. E volevo dedicare la newsletter di oggi a lei, a tutti coloro che si sentono un po’ farfalla e un po’ in transizione, qualunque essa sia: a chi è prima del salto quantico, in un momento di vulnerabilità e trasparenza, a chi pensa di non avere il coraggio, queste cose qui, un po’ da radio freccia: stiamo per saltare promesso quindi disfate ogni nodo <3
Ecco qualche foto dall’Amazzonia :)
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