Suona per te
Su pesci, poesie, teatro, corti di animazioni, zeppole.
Screeshot da uno dei miei film di animazione preferiti (ve lo linko sotto, lo trovate su youtube):
Sono andata a teatro l’altra sera a vedere WIT. È la storia di una professoressa di inglese a cui viene diagnosticato un tumore: tutto lo spettacolo è appunto WIT (intelligente, divertente, sagace, audace, mai commovente, sempre forte anche nei moment delicati).
Questa professoressa è ossessionata dai tesi del poeta John Donne. Forse lo conoscete per la famosa frase: no man is an island (nessun uomo è un’isola) o forse non lo conoscete, non importa. L’ultima parola dello spettacolo è SHIT e l’ho trovato curioso: ho pensato che chiudere con una parola in rima con il titolo non fosse un caso ma un invito: usare le parole nelle loro situazioni e nelle occasioni che richiamano. Così piano piano il linguaggio cambia e dall’essere aulico diventa sempre più terreno, una merda insomma. Perché vi dico queste cose?
Per due ragioni:
Non so in che tempo siamo, non so che lingua io debba usare per voi e per questa situazione, per questa primavera che arriva, per questi pesticidi ancora nell’aria (va bè questa è una reference al libro Silent Spring IYKYK), per la peste della guerra, per i pestaggi che avvengono nelle nostre città, per la gioia che però si fa spazio dentro di noi appena splende il sole (oggi passavo da una vetrina e ho letto “il bello è lo splendore del vero”), è vero: c’è qualcosa di bello e che splende, lo sentite?
Il secondo motivo per cui vi parlo di WIT è che lo spettacolo si apre proprio con lei che ci chiede “come state oggi?” E io vorrei aprire così, ma voi, un po’ come noi sulle seggioline del teatro, non potete rispondermi (anche se io vorrei saperlo): siete muti come un pesce. Penso a Dalla che avevo nelle orecchie ieri, la sua mia canzone preferita:
È chiaro che il pensiero dà fastidio
anche se chi pensa è muto come un pesce
anzi, è un pesce
e come pesce è difficile da bloccare
perché lo protegge il mare.
Com’è profondo il mare
Certo, chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche
il pensiero, come l’oceano, non lo puoi bloccare
non lo puoi recintare
così stanno bruciando il mare
così stanno uccidendo il mare
così stanno umiliando il mare
Quando sono arrivata a teatro ero in quella fase in cui non riesco a frenare le lacrime, nell’ultimo anno ogni tanto capita, quindi mi sono seduta ad aspettare che ci facessero scendere nello Spazio Minimo e quando siamo scesi sono scoppiata a piangere (in silenzio) davanti al cartellone dove era riprodotta la poesia di John Donne:
No man is an island
entire of itself; every man is a piece of the continent,
a part of the main.
If a clod be washed away by the sea, Europe is the less,
as well as if a promontory were:
as well as if a manor of thy friend’s
or of thine own were.
Any man’s death diminishes me,
because I am involved in mankind.
And therefore never send to know for whom the bell tolls;
it tolls for you.
Piangevo quasi rallegrata dal fatto di non sentirmi un’isola nonostante mi ci senta, e che c’è da qualche parte una bell che suona per me.
Oggi c’è luna nuova, sono andata al bar per un caffè e c’erano tutte queste zeppole di San Giuseppe farcite di ogni bene, sembravano squisite, ne ho mangiate: zero (non ho ancora capito se ho il colon irritabile o sono intollerante al glutine). Comunque, la luna nuova mi ha fatto bene: sono zeppa (zeppola?) di buoni propositi: ad esempio, mi sono svegliata e mi sono ripromessa che non avrei guardato il telefono fino a quando fossi stata in ufficio: lo avrei tenuto in modalità aereo fino alle 10 e così ho fatto: è stato meraviglioso. Una leggera mattina di sole, piena di cose di cui essere grata, e cose per cui essere triste: zero. Forse quello che mi distrugge è questa comparazione costante con dove dovresti essere, come dovresti essere o che lavoro dovresti avere by now.
Quando invece tu ti senti pienamente te, buffo essere piena quando la luna è vuota, ma quando tu ti senti pienamente te non ti paragoni con nessuno, vivi dentro di te e dentro la tua vita ed è una sensazione preziosa e squisita. Così mi muovevo stamattina e così vorrei muovermi per sempre. Camminavo verso la piazzetta, per leggere un libro al sole e bere un caffè e ogni passo era qualcosa di cui ero grata, il che sembra forse new age, ma in realtà è stato refreshing visto che gli ultimi 2 mesi ho visto tutto solo nero.
Tipo, camminando verso il teatro e WIT c’era una ragazza che mi è passata accanto, vestita come io vorrei essere vestita, con il passo con cui io vorrei camminare, con la busta della spesa della conad con la spesa che io avrei voluto fare, con i capelli ricci e belli che io vorrei avere, con qualcosa verso cui andare che anche io vorrei avere, e così via: questi sono i pensieri che faccio ogni giorno, quando non sono dentro di me: tutto quello che un’altra ragazza è (o mi immagino che potrebbe essere) è una buona scusa per buttarsi via e per chiedersi perché non sono così, penso che sono a Parma da 9 anni e che non ho fatto niente, non ho costru
Ah no, oggi c’è luna nuova, vedi: sto già molto meglio. Due sere fa pensavo così invece già stamattina stavo bene ed ero dentro di me, e non guardavo i corpi degli altri con il desiderio di abitare le loro vite invece della mia: guardavo il mondo come fosse il liquido dentro cui io e la mia vita ci muoviamo, e vorrei che ogni giorno fosse così semplice.
Altre piccole cose:
Domani ci vediamo a milano (alle 19 al Tempio del futuro perduto, se avete ansia degli spazi affollati state tranquilli perché saremo giusto 5 o 6 persone, quindi unitevi, facciamo due chiacchiere!).
Ho visto questo film di animazione ieri e mi è piaciuto molto, vi ho pensati e volevo condividerlo con voi: My love affair with marriage (è gratuito, su Youtube).
Cose che voglio dirvi ma senza approfondirle: ogni volta che chatgpt funziona male poi guardo le notizie e c’è un bombardamento pesante in iran; ho scoperto che c’è un social media fatto solo di bots dove gli umani possono guardare come spettatori questi computer che si lamentano dei loro ‘padroni’; la mia newsletter preferita forse è MEDUSA; ho visto anche questo corto ieri, solo perché ha vinto l’oscar:
ciao pesci muti, menomale che abbiamo il mare!
xx







